Crea sito

Ciao lettori, oggi sono tornata con una nuova recensione, di un libro molto importante e forte; spero di riuscire a parlarvene bene, senza dire qualcosa di troppo, ma neanche di troppo poco. Ho anche provato a fare delle foto un po’ diverse dal solito.

Sì, so bene che la copertina del libro non è ben visibile, ma leggendo meglio il resto dell’articolo scoprirete il perché! Ora ecco alcune delle caratteristiche del libro:

  • Casa editrice: Fazi Editore
  • Autore: Ramiro Pinilla
  • Titolo: L’albero della vergogna
  • Numero di pagine: 280 circa
  • Codice ISBN: 9788893253871
  • Prezzo: 18.00€

Trama e introduzione al libro

Per trovare la sinossi, senza mie particolari influenze potete visitare il mio blog qui: https://lalettrice.altervista.org/lalbero-della-vergogna/

Ora ecco che ve ne parlo io invece!

Siamo in Spagna, precisamente a Gexto in piena guerra civile spagnola durante il primo dopoguerra mondiale. C’è l’organizzazione delle camicie blu, ovvero i falangisti, che si recano presso le abitazioni di vari civili e “ripuliscono” la Nazione dai rossi, ovvero coloro che possono essere pericolosi per il Paese e vengono spesso denunciati da persone a loro vicine. Ma sono tutti colpevoli oppure sotto ci sono spesso e volentieri solo interessi personali?

In tutto questo clima, anche i maestri vivono un periodo difficile sia per fare scuola ai bambini vittime di questi lutti in famiglia, sia per decidere cosa insegnare ai bambini: cos’è giusto fare secondo delle leggi morali oppure cos’è giusto fare secondo il generale Franco?

Molti maestri vengono uccisi, proprio come il padre di Gabino e il suo primogenito appena sedicenne, perché considerati “rossi” e potenzialmente pericolosi e denunciati da José Ermo: il suo fine era quello di appropriarsi della loro casa, da cui vengono poi sfrattati Gabino, sua sorella , sua madre e sua nonna.

Ma lo sguardo di Gabino rimane addosso ad uno delle camicie blu: Rogelio Ceròn. Sente gli occhi neri di quel bambino di soli dieci anni addosso, come se lo minacciasse o volesse qualcosa da lui, ma non ha la forza di opporsi all’uccisione dei suoi familiari.

Gabino vede tutto e seppellisce da solo suo padre e suo fratello, sulla loro tomba l’unica cosa che avrà cura di assicurarsi che sia presente è un piccolo ramoscello di fico, ma non sarà lui a curarlo, ad assicurarsi che cresca in maniera diretta, ma sarà la potenza del suo sguardo che obbligherà qualcun’altro a farlo: per vergogna dell’errore/orrore commesso o per paura per la propria vita?

Txominbedarra, così verrà soprannominato da tutti gli abitanti del paese l’uomo che passerà la propria vita accanto a questo albero, ad innaffiarlo, a curarlo con tanta dedizione e a vederlo crescere, nonostante i peccati che nascondono le sue radici.

A prendersi cura di lui, ed in parte della sua salute, sarà la moglie del Sindaco, Cipriana che gli porterà quasi quotidianamente delle provviste di cibo in un piccolo cestello in modo che possa sostentarsi e mettere a tacere la voce della sua coscienza.

Per molto tempo, l’unico suo possedimento sarà una sedia di legno, dalla quale per tutto il resto della sua vita resterà a guardare e a custodire il fico che crescerà e il peso dei segreti sotto di lui.

Considerazioni personali

La scrittura di questo libro è molto forte, il tema trattato e molto importante e soprattutto “nascosto”, perché ritenuti temi scomodi da affrontare in quanto non portano in alto l’onore morale del Paese.

Sono temi e situazioni passati che tutti vorrebbero seppellire: portarli alla luce causa dolore e vergogna, appunto come si evince dal titolo “L’albero della vergogna”.

sono state concordi nel silenzio: nonne, madri, sorelle, zie che tenevano la bocca chiusa nell’angosciosa necessità di non nominare il terrore per cancellarlo. Oggi, molti anni dopo, il sequestro e l’assassinio di familiari continua a essere un argomento tabù nelle cucine; figli e nipoti delle nuove generazioni vogliono sapere dettagli che nessuno racconta, e così, a loro volta, tacciono.

E’ incredibile come di fronte ad un simile orrore accompagnato da uno spargimento di sangue siano restati indifferenti molti cittadini, come per paura abbiano taciuto e le radici delle generazioni successive siano state irrigate con fiumi di silenzio e parole non dette.

E’ bene che dopo essere venuti a conoscenza di questi eventi se ne parli il più possibile, e questo autore lo fa alla perfezione; è bene che si parli molto degli errori e degli orrori che ha commesso l’umanità, che di “umano” a volte, non ha avuto proprio un bel di niente.

Non bisognerà mai aprire nessuna tomba. Che passi il tempo e ce ne scorderemo, e che anche loro, i vinti, dimentichino. Tempo, tempo, abbiamo bisogno di tempo. Ma questa tomba ferma il tempo.

Bene, io vi dico che il tempo non guarisce un bel niente. Dimenticare non aiuta. Ricordare sì, a non commettere di nuovo gli stessi errori: so che sembra tanto una di quelle insulse frasi fatte, ma è l’unico modo che abbiamo per evitare che gli umani, che dovrebbero distinguersi dal resto del mondo proprio per l’uso della ragione, perdano il ben dell’intelletto.

Ringrazio l’ufficio stampa Fazi Editore per avermi omaggiata della copia del libro. Trovate la scheda del prodotto qui: https://fazieditore.it/catalogo-libri/lalbero-della-vergogna/

A presto lettori! @la_lettrice_ • Foto e video di Instagram

lalettrice

Mi chiamo Giusi, ho 17 anni e amo leggere.
Amo la poesia, credo che proprio come diceva Shakespeare, attraverso le parole delle poesie rendiamo immortali i nostri sentimenti.
Amo anche aiutare autori emergenti o case editrici a far conoscere stupendi libri.
Grazie a chiunque spenderà il suo tempo a leggere le mie parole, siete preziosi.
Vi voglio bene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.