Scuola di felicità per eterni ripetenti

In Scuola di felicità per eterni ripetenti non sono più gli educatori a insegnare agli alunni, ma viceversa: piccole lezioni sulla vita, su come vivere meglio.

Scuola di felicità per eterni ripetenti
  • Titolo: Scuola di felicità per eterni ripetenti
  • Autore: Enrico Galiano
  • Casa editrice: Garzanti
  • Numero di pagine: 170 circa
  • Codice ISBN: 9788811003359
  • Prezzo: 15.00€ cartaceo, 8.99€ e-book
  • Link per saperne di più cliccando qui

Enrico Galiano in questo saggio mette nero su bianco la propria esperienza come insegnante, ma non parla di tecniche di insegnamento, manuali e preparazioni alle verifiche; al contrario racconta ciò che i suoi piccoli alunni gli hanno insegnato in questi anni sulla vita, sul come essere felici o semplicemente qualcosa che gli è stata ricordata, dopo averla dimenticata o trascurata. Perché dopo aver appreso una lezione, chissà, magari la si impara, oppure si diventa eterni ripetenti nella vita.

Scuola di felicità per eterni ripetenti è composto da piccole lezioni su vari aspetti della vita: rispetto, libertà, momento giusto e così via; ognuna di esse rappresenta un tassello del puzzle dello stare bene con sé stessi e con gli altri. In ogni capitolo cambiano i protagonisti delle storie che l’autore sceglie di citare, ma hanno tutti un minimo comun divisore, che è l’essere degli alunni con un bagaglio di esperienze diverso e un punto di vista originale e soggettivo; attraverso le loro domande, i loro interventi o i loro errori l’autore viene portato a riflettere su una moltitudine di tematiche che vedono coinvolto un pubblico vasto, che si differenzia per età, sesso, etnia e così via.

Interessante è proprio l’inversione di ruoli che sta alla base della costruzione di questo saggio: sono gli alunni a insegnare ai propri educatori, i ragazzi a insegnare agli adulti, i figli a insegnare ai propri genitori. L’autore lo inserisce tra le premesse, ma è un elemento presente all’interno di tutta la lettura, attraverso appunto l’inserimento di vari aneddoti derivanti dall’esperienza personale dell’autore stesso. Arricchisce la lettura inoltre con l’inserimento di svariati riferimenti e citazioni di film, libri o autori in generale, che contribuiscono a dare al saggio una struttura uniforme, coerente e perfettamente coesa. Questa è tra le citazioni che mi hanno colpita di più:

Che vita è questa se, sempre in pensiero

non c’è mai tempo per fermarsi a guardare il mondo per davvero?

Non ce n’è per stare in piedi sotto i rami

come fanno le pecore e le mucche, che stanno lì anche se le chiami.

Non ce n’è per camminare in mezzo ai boschi

a cercare dove gli scoiattoli nascondono le noci, in quali posti.

Non ce n’è per accorgersi, nelle giornate più belle,

di tutte quelle luci nei ruscelli, come fossero una notte piena di stelle.

Non ce n’è per voltarci verso la bellezza

a guardare con cura come muove i suoi piedi, la loro infinita danza.

Non ce n’è per attendere finché la sua bocca chiuda il cerchio del sorriso, che dai suoi occhi sboccia.

Davvero povera è la vita se, sempre in pensiero,

non c’è mai tempo per fermarsi a guardare il mondo, per davvero.

Ciò che affronta in questo saggio sono tematiche universali, che interessano ogni lettore che abbia la voglia (e anche un po’ di coraggio) di leggere queste piccole lezioni, pertanto i destinatari di questa lettura appartengono a un pubblico molto vasto. Personalmente ritengo che alcuni capitoli possano essere avvertiti come propri più di altri, che per molti questa lettura possa essere illuminante, possa riscaldare il cuore, mentre per altri soltanto un ottimo saggio scritto, ma ritengo che ognuno dovrebbe dare una possibilità a questo scritto.

Sin dalle prime pagine ho accompagnato la lettura con i miei occhi lucidi e il mio fedele pacco di fazzoletti accanto: questa lettura è stata una calda carezza sul mio cuore tormentato. Sto intraprendendo un percorso universitario in lettere moderne che spero mi consenta in futuro di poter insegnare nelle scuole secondarie di primo o secondo grado, per questo motivo leggere dell’esperienza dell’autore, di come sia nel pratico l’esperienza da educatore è stato rincuorante, mi ha fatto avvertire quel qualcosa di grande dentro di me, che ha tanta voglia di fare. Tra queste pagine il tema della scuola rimane comunque centrale, seppur a volte velato: raccontando le proprie esperienze, l’autore racconta anche cosa significhi per lui essere un insegnante (e uno scrittore), la quotidianità scolastica, le varie situazioni, delle tecniche di insegnamento o di approccio alla classe che lui utilizza, ma anche il forte impatto che ha l’essere in contatto con i suoi alunni sulla sua vita. Leggere di questo è stato emozionante e mi ha ricordato perché, sin da piccola, nel mio intimo, avessi sempre sognato questo futuro per me.

Tra i temi centrali in Scuola di felicità per eterni ripetenti c’è quindi l’importanza e il ruolo di un educatore, dell’ascolto e dell’attenzione, di quelle domande che spiazzano a cui non si sa dare una risposta, la felicità e l’amicizia, ma anche l’amore e il dolore, la terribile corsa contro al tempo che costringiamo il nostro corpo e il nostro cervello a sopportare. Di questo e di tantissimo altro potrete leggere all’interno delle pagine di questo libro, che inviterà il lettore a riflettervi su, a prendersi del tempo per interiorizzare gli insegnamenti e le verità nascoste tra queste pagine intrise di inchiostro: è una lettura che può far bene all’anima, consentire di osservare il mondo con occhi diversi e da molteplici punti di vista, ricordare a sé stessi emozioni o verità che spesso si dimenticano.

Grazie Enrico per avermi regalato una lettura in grado di ricordarmi perché vorrei un giorno stare tra quei banchi di scuola, a scrutare negli occhi dei piccoli ragazzini che, forse, sanno meglio di me ciò che significa vivere e magari possono ricordarmelo un po’.

Chissà, forse un giorno imparerò davvero questa lezione.

Per ora, sono un’eterna ripetente.

Quello che dovremmo fare non è chiedere a ragazze e ragazzi che cosa vogliono fare da grandi, ma mettercela tutta per far loro sapere che c’è qualcosa di grande dentro di loro. Perché c’è, c’è sempre, per quanto si nasconda, per quanto giochi a mutare forma, a manifestarsi nei modi più insospettabili, vive e respira dentro ognuno di loro.

Da questa prospettiva, non sei tu che vuoi fare qualcosa da grande: è qualcosa di grande dentro di te che vuole fare, di te, una persona felice.

Il cattivo, quel ragazzo lì che ti fa così paura, è quasi sempre quello che ti sta chiedendo aiuto più degli altri, quello che ha più bisogno di te, quello che a casa probabilmente non si sente visto. Quelle mani e quella voce mai ferme sono uno sbracciarsi continuo pur di sapersi visto, pur di vedere una V in fondo al foglio, pur di sapere che c’è qualcuno anche per lui, una disperata lotta per dimostrare al mondo di essere qualcosa e non niente, pugni che sbattono dietro il vetro di una macchina che corre via.

Alla fine è per quello, soprattutto per quello, che siamo lì, noi che facciamo questo mestiere: per far vedere a chi si sente invisibile che c’è uno sguardo anche per lui.

Sull’autore:

Enrico Galiano è nato a Pordenone nel 1977. Insegnante in una scuola di periferia, ha creato la webserie Cose da prof, che ha superato i venti milioni di visualizzazioni su Facebook. Ha dato il via al movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie. Nel 2015 è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia dal sito Masterprof.it. Il segreto di un buon insegnante per lui è: «Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti». Ogni tanto prende la sua bicicletta e se ne va in giro per il mondo con uno zaino, una penna e tanta voglia di stupore.

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Pubblicato da lalettrice

Mi chiamo Giusi, ho 18 anni e amo leggere. Amo la poesia, credo che proprio come diceva Shakespeare, attraverso le parole delle poesie rendiamo immortali i nostri sentimenti. Amo anche aiutare autori emergenti o case editrici a far conoscere stupendi libri. Grazie a chiunque spenderà il suo tempo a leggere le mie parole, siete preziosi. Vi voglio bene.

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