Quando la pedagogia della scrittura guarisce l’anima

Quando la pedagogia della scrittura guarisce l’anima è un saggio ben strutturato e molto approfondito, complimenti all’autore.

Quando la pedagogia della scrittura guarisce l'anima
  • Titolo: Quando la pedagogia della scrittura guarisce l’anima
  • Autore: Simone Di Miceli
  • Casa editrice: Gruppo Albatros
  • Numero di pagine: 120 circa
  • Codice ISBN: 9788830641471
  • Prezzo: 13.90€ cartaceo, 9.49€ e-book
  • Link per saperne di più cliccando qui

Sento spesso molte persone che dicono di non amare i saggi, perché troppo pesanti da leggere e nonostante la loro brevità a volte sembrano infiniti; se anche tu fai parte di questa categoria, continua comunque a leggere questa recensione perché questo saggio è esattamente l’opposto.

In una prima parte l’autore ripercorre il percorso storico e per certi versi l’evoluzione che compie l’autobiografia nel corso degli anni, a partire dall’antica Grecia, passando poi per il Medioevo e arrivando ai secoli scorsi: un filo conduttore è sicuramente il fatto che in ogni epoca e in ogni luogo il racconto di sé è sempre stata un’occasione per comprendersi al meglio, una sorta di viaggio introspettivo all’interno della propria memoria, dei propri ricordi. Ovviamente via via che i tempi cambiano e cambia tutto il contesto socio-culturale si assumono varie sfumature di significato diverse, ma senza mai abbandonare questi cardini.

Nella seconda parte del saggio Quando la pedagogia della scrittura guarisce l’anima l’autore analizza cosa significa adesso l’autobiografia per ognuno di noi e in particolar modo quanto sia importante nel processo educativo imparare a parlare di sé, in forma scritta e non: si parla ad esempio delle prime forme di racconto autobiografico che vengono assegnate ai bambini e così via, evidenziandone sempre l’importanza e per certi versi l’essenzialità.

Nella parte che personalmente ho ritenuto più interessante e maggiormente coinvolgente, ma mai a discapito delle altre che lo sono state altrettanto, si parla del processo rieducativo che avviene nelle carceri, di come questo molto spesso presenti degli ostacoli, di tipo ideologico, economico e quant’altro: è insita in molti infatti l’idea che il carcere debba essere solo una pena per i detenuti, che non meritino altre occasioni, che vadano esclusivamente puniti. Ma all’interno di ogni carcere c’è un’intera equipe che si dedica attivamente proprio alla rieducazione del detenuto, attraverso varie attività, laboratori e molto altro: sono tutti aspetti che troppo spesso vengono sottovalutati, ma che sono essenziali per i detenuti nel periodo in cui si trovano in carcere, ma che li aiutano moltissimo anche per riprendere in mano la loro vita una volta fuori. La scrittura di sé aiuta molti di loro, è come se almeno con la loro mente riuscissero a essere fuori da quelle mura, a rivivere molti dei loro ricordi ed essere un pizzico felici.

L’autore inserisce anche degli allegati su alcuni convegni che si sono tenuti dove si è ampliamente discusso proprio di questo tema: ho trovato che questo arricchisce il discorso già completo dall’autore stesso affrontato, ma evidenzia proprio un’attenta e scrupolosa ricerca e informazione da parte dell’autore nella stesura di questo saggio. Questo salta all’occhio anche nella prima e nella seconda parte, dove dimostra di conoscere molto la storia dell’autobiografia e i suoi autori principali, citandone molti e citando anche altre fonti che vengono poi inserite nella bibliografia a fine saggio.

Questo conferisce una grande credibilità alle parole dell’autore, sempre molto precise e dettagliate, che rendono l’intero testo perfettamente coerente e coeso, pur utilizzando un lessico non troppo alto per la tipologia di testo scelto. Quando la pedagogia della scrittura guarisce l’anima affronta delle tematiche molto delicate e importanti, di cui non si sente parlare molto spesso come si dovrebbe invece, per cui consiglio la sua lettura davvero a tutti, per comprendere quanto un percorso rieducativo sia fondamentale nelle carceri, come al di fuori, ma anche per comprendere che scrivere di noi stessi, mettere le nostre emozioni nero su bianco assieme ai nostri ricordi possa fare bene alla nostra anima, essere terapeutico.

Durante la lettura si percepisce quanto l’autore sia legato a questi temi, a questi aspetti e penso sia una nota positiva, perché è in grado di far comprendere al lettore quanto egli stesso in prima persona crede fermamente in ciò che dice e nell’importanza che hanno le sue parole. Si nota anche come già anticipato una profonda conoscenza, ricerca e analisi da parte dell’autore verso queste tematiche e verso l’autobiografia stessa, quindi nota ancora una volta positiva è sicuramente l’impegno che ha avuto nel realizzare questo testo.

Lo ringrazio per la collaborazione, mi ha fatto interessare moltissimo a queste tematiche che sicuramente continuerò ad approfondire anch’io.

[…] gli scarti della società, coloro i quali commettono un errore non ricevono mai un minimo di perdono e andrebbero abbandonati in quelle strutture per anni e anni e parole come riabilitazione e rieducazione sembrano essere lontane dai comuni vocabolari Talvolta anche educatori e pedagogisti penitenziari sono visti in malo modo perché si spendono per i detenuti, “andando contro” i difensori della legge e le stesse vittime di coloro che stanno aiutando, senza considerare la forza dell’educazione e quanto una tecnica come quella dell’autobiografia possa effettivamente contribuire alla cura e alla redenzione di una persona. Forse un grande lavoro pedagogico serve dentro così come fuori dalle mura del carcere.

Sull’autore:

Simone Di Miceli è un educatore e pedagogista giuridico nato e cresciuto a Palermo. Si laurea in scienze pedagogiche presso l’Università degli studi di Palermo e consegue il master di specializzazione in pedagogia e psicologia giuridiche e servizi sociali presso l’istituto Itard, dalla cui tesi nasce il suo primo libro Quando la pedagogia della scrittura guarisce l’anima. Da anni attento al tema della pedagogia narrativa applicata a tutto il ciclo di vita con un focus sul mondo delle carceri e la sua utenza. Tra le sue pubblicazioni un articolo su “Cesise news” dal titolo In pedagogia la cura è più vicina all’arte e si modella su un sapere ermeneutico-prassico (2017). Dal 2012 membro attivo del Movimento Ecclesiale Carmelitano nella comunità di Palermo.

Parte del ricavato dalla vendita di questo libro sarà destinato alla realizzazione e al sostegno dei laboratori solidali di scrittura LetterariaMente.

Pubblicato da lalettrice

Mi chiamo Giusi, ho 17 anni e amo leggere. Amo la poesia, credo che proprio come diceva Shakespeare, attraverso le parole delle poesie rendiamo immortali i nostri sentimenti. Amo anche aiutare autori emergenti o case editrici a far conoscere stupendi libri. Grazie a chiunque spenderà il suo tempo a leggere le mie parole, siete preziosi. Vi voglio bene.

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