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Recensione

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“Tuttavia, qui si racconta soprattutto la vicenda umana di una generazione sfortunata. Su fronti diversi uno sconosciuto destino costrinse quei ragazzi ad essere protagonisti di una guerra crudele che costò la vita solo in Europa a quaranta milioni di persone. Furono sconfitti i morti, ma neppure i sopravvissuti poterono dirsi vincitori. Ciascuno di loro lasciò qualcosa che non avrebbe mai più potuto riavere ed ebbe in cambio l’angoscia di ricordare. È un piccolo racconto che fa parte di una grande tragica storia da non dimenticare, perché non si ripeta.”
Sono queste le parole della postfazione di questo libro, quelle da cui voglio partire per presentarvelo.
Titolo: La primavera si insinuò tra il filo spinato
Autore: Sergio Emilio Gaetti
Casa editrice: Edizioni Epoké
Numero di pagine: 310 circa
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2019

Questo libro racconta la storia di Rinaldo, nato durante la fine della prima guerra mondiale, cresciuto in epoca fascista e partecipe della seconda guerra mondiale. Fa, infatti, parte dell’esercito italiano che, in seguito all’ Armistizio del 8 Settembre del 1943 viene attaccato e reso prigioniero da parte dei tedeschi.
Per lui sarà tutto scandito da una successione di tragici eventi, la separazione con i suoi compagni, l’incontro e l’immediato abbandono di altri, la morte che lo circonda, fin quando trova un barlume di speranza nell’amore verso Lucia che per dei brevi momenti gli permette di riassaporare la felicità, seppur in perenne stato di ansia. Ma anche Lucia, come molte delle persone che hanno segnato il suo cammino, si separerà da Rinaldo e Rinaldo, dopo una serie di vicende verrà internato nel campo di concentramento di  Mauthausen , in Austria.
Leggere questo libro è stato come guardare un documentario di storia, uno di quelli che ci presenta gli eventi così come sono realmente accaduti, nudi e crudi. Credo che da questo si distinguano i veri bei libri, da semplici libri; dalle emozioni che ci suscitano e a me questo libro ha suscitato inquietudine, paura e ansia. Paura che tutto ciò che ha vissuto Rinaldo possa viverlo anch’io, tristezza verso chi, come Rinaldo l’ha vissuto in prima persona, e verso chi, al contrario di Rinaldo, non ha avuto la fortuna di essere liberato dagli Americani e quindi, di sopravvivere. Anche se, chi ha vissuto in prima persona il genocidio nazista non penso possa definirsi un sopravvissuto, perché è stato comunque annientato nel suo essere, privato della propria dignità umana e paragonato ad un essere inutile per la società, addirittura dannoso. È inconcepibile che ciò sia accaduto neanche un secolo fa, e che purtroppo la società attuale ancora fatichi ad accettare il diverso, per razza, per professione, per religione,  per appartenenza a movimenti politici o per le proprie tendenze sessuali.
Credo che sia fondamentale leggere libri di questo genere o documentarsi, perché solo prendere coscienza degli orrori del passato può permettere alla società attuale o futura di non ripeterli.
Questo libro mi ha fatta emozionare anche per la profonda analisi psicologica che si fa di Rinaldo, in qualsiasi situazione in cui si ritrovi ad essere coinvolto, vengono trasmessi al lettore esplicitamente o implicitamente i suoi pensieri e i suoi stati d’animo.
Con l’augurio che tutto quello che ho letto possa non essere mai dimenticato e, soprattutto, che non venga mai ripetuto termino questa recensione.
Un ringraziamento speciale va alla casa editrice per avermi permesso gentilmente di leggere questo libro.
https://edizioniepoke.it/
A presto!
@la_lettrice_

lalettrice

Mi chiamo Giusi, ho 17 anni e amo leggere.
Amo la poesia, credo che proprio come diceva Shakespeare, attraverso le parole delle poesie rendiamo immortali i nostri sentimenti.
Amo anche aiutare autori emergenti o case editrici a far conoscere stupendi libri.
Grazie a chiunque spenderà il suo tempo a leggere le mie parole, siete preziosi.
Vi voglio bene.

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