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Ciao lettori, oggi torno con una nuova intervista, anche questa volta ad un’autrice molto speciale: Chiara Mezzetti, autrice di Racconti Orfani.

Per leggere la recensione completa la trovate qui: https://lalettrice.altervista.org/racconti-orfani/

Partiamo con l’intervista, che vi anticipo già: è una delle più belle che io abbia fatto!

  1. Ciao Chiara, come stai? Purtroppo stiamo affrontando un brutto periodo: qual è un libro che
    consigli di leggere in questo periodo? (il tuo non vale perché lo consiglio già io!)

    Al ginnasio leggevo 1984 di Orwell e pensavo a quanto fosse assurdo immaginare un mondo in cui le persone fossero private della libertà. Oggi mi ci ritrovo dentro e cerco di affrontare la situazione tenendo sempre a mente che, come tutti i capitoli, anche questo avrà una fine. Leggere è un atto molto intimo. Ognuno di noi ricerca nei libri qualcosa di diverso. Io in questo momento non voglio evadere, ma capire come adattarmi, comprendere fino in fondo ciò che ci sta succedendo. Per questo leggo Cecità di Saramago (libro bellissimo che sembra scritto apposta per questo periodo) e Il racconto dell’ancella della Atwood (in cui si riscontrano molte riflessioni sul concetto di libertà).
  2. Sei una giovane autrice, di un piccolo libricino di racconti da cui però traspare molta forza e
    soprattutto uno stile di scrittura molto intimo, quasi come se creassi un rapporto diretto tra i personaggi dei tuoi libri e i tuoi lettori. Com’è iniziato tutto?

    Scrivere mi è sempre piaciuto. Pensa che ho imparato da sola all’asilo a leggere e scrivere le prime parole perché non vedevo l’ora. Forse è un modo per dire che esisti, per capire chi sei. Ho iniziato a scrivere racconti per divertimento, poi all’università una professoressa mi ha notata e mi ha dato uno spazio settimanale sul suo giornale online. E lì è scoppiato un piccolo caso editoriale, le persone hanno iniziato a reclamare un libro, una di loro ha deciso di chiamare direttamente CartaCanta per chiedere che i racconti fossero pubblicati. Così mi hanno dato fiducia, anche se pubblicare un’esordiente con una raccolta di racconti è un atto quasi suicida editorialmente parlando. Io non avrei mai pensato di pubblicare un libro, se è successo è stato grazie a chi legge i miei racconti. Una storia un po’ da film, ma è andata così.
  3. Cosa diresti ai ragazzi di giovani, della tua età o poco meno, che si sentono ripetere ogni giorno che non andranno mai da nessuna parte? Che l’Italia non ha un futuro se “gli anziani” la lasceranno nelle loro mani?
    È inutile starcela a raccontare, ora dovrei dire che andrà tutto bene, ma la verità è che non abbiamo la palla di vetro purtroppo. E le premesse sono quelle di una brutta crisi economica e non solo. Però è anche vero che questa situazione è stata creata da chi c’era prima di noi, quindi una nuova generazione potrebbe essere la chiave di volta per una rivoluzione. Le nuove generazioni sono le più sensibili alle tematiche ambientali, le più aperte e tolleranti e anche le più tecnologiche. Quindi le basi le abbiamo, dobbiamo solo metterle a frutto.
  4. Il filo conduttore, che almeno io ho notato nella tua raccolta, è quello che tutti i personaggi si
    sentono un po’ orfani di qualcosa: di figure familiari, di sensazioni, di emozioni: perché pensi che spesso ci si senta così?

    Racconti orfani è un titolo per molti geniale, per altri banale. Per me è semplicemente l’unico titolo possibile per una raccolta di frammenti di vita, di ritratti di persone spiate dal buco della serratura (tant’è che molti hanno confessato di sentirsi quasi in colpa nel leggerli perché sembrava loro di stare davvero spiando qualcuno). E le persone, in quegli attimi più intimi, rivelano le loro mancanze e fragilità. Siamo tutti orfani di qualcosa. Ci manca sempre qualche pezzo, anche se spesso fingiamo di essercene dimenticati o di non averne bisogno. Ci sentiamo così perché siamo esseri umani, imperfetti per definizione. E io ho deciso di celebrare proprio queste nostre amputazioni emotive.
  5. Ora ti pongo una di quelle domande che fanno spesso: come ti vedi tra 10 anni? Hai nuovi progetti nel campo letterario, o anche non letterario? (Se sì, io sarò molto curiosa di seguirli con piacere!)
    Non ti so dire come sarò tra 10 anni. Non so che lavoro farò, se avrò scritto altri libri, se avrò figli. È ancora un finale aperto e sono felice che sia così. Ci sono persone molto dritte, che hanno scritto la loro trama e non l’hanno mai cambiata. La mia vita fino ad ora è stato invece un continuo plot twist, e spero che continui ad esserlo. Di progetti ne ho tantissimi, almeno un centinaio al giorno. Sto ragionando su un prossimo romanzo, ma per ora sono appunti pazzoidi su un quadernino (sì, sono all’antica).
  6. Quanto è importante, secondo te, per un autore essere un avido lettore?
    È importantissimo, ma spesso sopravvalutato. Mi spiego, alcuni pensano di essere dei grandi scrittori solo perché hanno letto molto. Sarebbe come credere di essere un grande pittore perché hai visto molti quadri. Leggere ti dà spunti di riflessione, ti dà l’idea del ritmo e della struttura letteraria, ti aiuta con la fantasia, ma non fa di te un autore. Un autore è fatto anche di molta pratica, un pizzico di talento e soprattutto capacità di ascoltare e assorbire dal mondo esterno. Spesso mi capita di leggere testi di persone che hanno letto molto, ma ascoltato poco, e questo si percepisce.
  7. Domanda di rito: come immagini la tua vita senza la scrittura o la letteratura?
    Ci ho pensato spesso a una vita senza scrittura. Da una parte forse sarebbe migliore. Scrivere in sé è un atto doloroso, farlo bene è un’ammissione di inadeguatezza. Quindi rifletterei meno su me stessa e sulle dinamiche umane e forse farei anche pace con le mie fragilità. Ma poi penso che troverei un altro modo per analizzarmi e analizzare gli altri, perché è la mia natura, e la scrittura è un mezzo di espressione. Quindi mi ritroverei forse a fare sciarpe orfane a maglia, oppure a dipingere quadri con personaggi colorati a metà.
    Per quanto riguarda la lettura, no non posso immaginare una vita senza leggere. Mi fa sempre male quando qualcuno mi dice “non leggo” perché è come se digiunasse davanti a una tavola imbandita con tutte le cucine del mondo.

Le sue parole parlano da sé, non c’è bisogno che io vi dica altro. Grazie a tutti lettori!

A presto, @la_lettrice_ • Foto e video di Instagram

lalettrice

Mi chiamo Giusi, ho 17 anni e amo leggere.
Amo la poesia, credo che proprio come diceva Shakespeare, attraverso le parole delle poesie rendiamo immortali i nostri sentimenti.
Amo anche aiutare autori emergenti o case editrici a far conoscere stupendi libri.
Grazie a chiunque spenderà il suo tempo a leggere le mie parole, siete preziosi.
Vi voglio bene.

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